corrispondenza
Collezione Peruzzi grafica
e multipli di arte italiana contemporanea
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CORRISPONDENZA SIGNIFICATIVA
Per Mann di Afro
Da tempo, tra i miei vari interessi, c'è quello rivolto all'opera grafica di Afro intitolata "Composizione per Mann". Ciò che però mi frena dalla sua acquisizione è la questione non molto chiara circa la sua tiratura e natura realizzativa. In buona sostanza: quante ne sono state prodotte? E ancora, sono solo litografie o ci sono anche incisioni? Attendo con calma un suo riscontro, chiedendole anche di esprimere un giudizio di valore su quest' opera seriale e su quale, secondo Lei, bisognerebbe "puntare" in caso d'acquisto.
33 del 1966 litografia lastra 38,2 x 53,7 cm 125 + 12 + VIII + 5 esemplari firmati e numerati editore Mann (Monaco) stampatore Caprini (Roma)
34 del 1966 acquatinta e calcografia a secco lastra 38,2 x 53,7 cm 70 + VIII + 3 esemplari firmati e numerati timbro a secco Romero editore Romero (Roma) stampatore Romero (Roma)
Io punterei all'acquatinta (tecnica esecutiva e timbro a secco).
Muffa 1957 di Alberto Burri
Gent. Dott. Peruzzi, Mi è stata recentemente proposta una storica grafica di Burri titolata Muffa (veda l'immagine allegata) e che dovrebbe essere del 1957 o del 1959. Sicuramente è meno "popolare" rispetto a combustioni, cretti, bianchi e neri, ecc... Lei cosa ne pensa di questo lavoro? Intendo dire se possa considerarsi un lavoro significativo o "minore" rispetto ai citati cicli ben più noti. Ringrazio.
"Muffa 1957" è la prima opera grafica catalogata e riprodotta, la seconda realizzata da Burri (la prima è una litografia del 1950 di cui esiste un unico esemplare presso la Fondazione). E' un' acquaforte e litografia a colori di 31,5x39,5 (foglio 44,5x51,5), tirata in 150 + 12 + XXV esemplari numerati e firmati, Edita da Castelli (Roma) nel 1957. Esistono due varianti: una tirata in 12 esemplari e l'altra in 2 esemplari, ambedue numerate e firmate. Quest' opera è fondamentale e molto ricercata, anche se meno "incisiva" di altre, per il fatto di essere la prima. Non se la faccia scappare.
Incisione acquaforte acquatinta del 1986 di Salvador Dalì
Buongiorno,
le scrivo su consiglio avuto sul forum
di finanzaonline per avere un parere sopra un'incisione
acquaforte acquatinta di Dalì realizzata a Roma presso una grafica
d'arte, la quale possiede ancora la matrice.
Cercando su internet ho trovato un forum
dedicato all'arte dove rispondono esperti su ogni singolo autore. Grazie in anticipo.
Nel dettaglio poi, trattandosi della riproduzione di una litografia di Dalì, anche ammesso che Dalì abbia poi firmato i fogli dell'edizione, questa non può sicuramente definirsi una stampa originale di Dalì, ma una semplice riproduzione di una litografia di Dalì. Il valore commerciale è nullo.
La tiratura effettiva eseguita dalla 2RC di "Vite" di Lucio Fontana del 1968
Da tempo desidererei acquistare un' incisione di Fontana che Lei conosce bene, si intitola Vite ed è del 1968 (forse). L'esemplare che mi è stato proposto a € 3100 è in buon stato di conservazione (non ha segni di incollaggio, non è rifilato, ecc...) ma abbastanza sbiadito e spento sullo sfondo; direi ridottosi al 50% rispetto l'intensità della gradazione originaria. Il gallerista (forse tira acqua al proprio mulino) mi ha detto che è del tutto naturale poichè il soggetto è una carta assorbente che ha più di quarant'anni... Fin lì ci arrivo anche io, ma gradirei sapere se per Lei vale la pena acquistarla o cambiare "rotta"... Inoltre, l'esemplare in questione è l'83 di 99 ma ho scoperto recentemente che il catalogo della 2RC indica per questo lavoro (vds. pag. 245) una tiratura di 95 + XV p.a. anzichè, come sapevo io, 99 + 21 p.a. Altri errori, come spesso accade, di stampa?! Amo l'arte ma ho disponibilità contenute e non amo buttare via soldi, perciò chiedo numi a Lei che di sicuro ne sa più di me...
Sulle ultime 2 acqueforti acquetinte eseguite da Lucio Fontana con la 2RC nel 1968, anno della morte, c'è sempre stata confusione: il primo catalogo 2RC, quello "Big Prints from Rome" del 1989, per Vite indica una tiratura di 80 + XXV; il sito web 2RC indica 95 + XXV; Ruhé - Rigo indica 99 + XXI. Io ritengo che il problema sia legato alla confusione che si è generata con la morte di Fontana sulle edizioni in corso. Lo stesso accadde ad Afro con "L'isola di Cleopatra", lavoro in corso alla sua morte, per cui il gruppo di esemplari che aveva in casa sono firmati ma non hanno il timbro a secco della 2RC. Poichè Ruhè - Rigo rappresenta oramai il catalogo riconosciuto da tutti per le opere seriali di Fontana, ritengo che vada considerata come definitiva la tiratura indicata di 99 + XXI. L'esemplare in possesso della Collezione Peruzzi è il 58/99 e quando lo acquistai era nota la problematica. Per quanto riguarda la saturazione del colore, il gallerista ha ragione: soprattutto se le opere sono esposte (ma perchè comprare un lavoro per tenerlo in una cartella senza goderselo?), i colori diminuiscono di saturazione con il tempo. Ma questo accade a tutte le opere d'arte. Io ritengo che i segni del tempo facciano parte dell'opera, ma io sono tra quelli che non amano il restauro effettuato sulla Cappella Sistina. Come sua consolazione, gli esemplari di Vite che ho visto, compreso il mio, hanno una tonalità di verde marcio molto dissimile alle riproduzioni fotografiche che a mio avviso sono anche influenzate da un eccessivo entusiasmo nell'elaborazione con Photoshop.
Serigrafie non numerate di Cattelan spacciate come opere singole
Gent.mo Vittorio Peruzzi, ho appena ricevuto il suo libro "Maurizio Cattelan: grafiche e multipli", ordinato on-line. Vorrei chiederle il suo parere su quanto segue. Ho acquistato ultimamente quattro opere di Cattelan, riprodotte nel suo testo alle pagine 41/43/45/47 che mi sono state dichiarate; "pennarello su cartoncino" le prime due, " pennarello su carta di agenda fissata su cartoncino" la terza e "pennarello su carta da musica fissata su cartoncino" la quarta. In effetti, ad una esamina diretta sembrano opere originali (non serigrafie: la carta d'agenda è carta d'agenda davanti e dietro, la carta da musica à carta da musica davanti e dietro). Contemporaneamente mi sono state consegnate le schede tecniche delle opere che corrispondono perfettamente agli originali (disegno, firma, particolari vari); però sulla foto delle schede compare in basso a destra un numero di tiratura (16/30), che non c'è sugli originali. E' possibile che sia stato cancellato nelle opere in mio possesso? Le medesime opere riportate sul suo testo sono lievemente differenti nella firma e nella posizione sulla carta da musica e su quella di agenda: ma la differenza fondamentale è che la carta di agenda riporta nella mia opera i giorni 20-21-22 febbraio e in quella del suo testo i giorni 30-31-1 (non si legge il mese).
Quindi, in sintesi: 1) Le opere da me acquistate non sono classificate come serigrafie 2) Non hanno il numero di tiratura che compare sulle loro schede tecniche perfettamente corrispondenti 3) Non corrispondono a quelle riportate nel suo testo come serigrafie
Le chiedo: cosa significa tutto questo? Qual è la sua interpretazione? La ringrazio per l'attenzione e resto in attesa di una sua cortese risposta, a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Cattelan nei primi anni d'attività ha avuto comportamenti disordinati: le opere moltiplicate sono state firmate e gestite in maniera confusa e le edizioni sono spesso state tirate in più copie di quelle dichiarate e alcune copie sono state solo firmate e non numerate. Le opere a cui lei si riferisce sono senza dubbio serigrafie e come tali vengono vendute dalle più importanti case d'asta. Purtroppo, nel caso la stampa sia solo firmata e non numerata, può essere spacciata per opera singola.
Ancora sul contenitore in plastica del libro su Fontana realizzato dopo la sua morte e venduto come suo multiplo
Buongiorno, posseggo un esemplare in PVC bianco di quel Concetto Spaziale del 1968 di cui Lei ha recentemente parlato e "criticato" con un corrispondente sul sito della sua Collezione . Concordando sul fatto che le stime ed aggiudicazioni di quel multiplo siano alte ed ancora più all'estero che in Italia, arrivando anche a toccare, diritti d'asta inclusi, gli oltre 18.000 € !!! Detto questo però, l'opera (o scultura-oggetto se preferisce), è pubblicata sul Catalogo Ruhé - Rigo del 2006 a pag. 165 nella categoria multipli, testo edito a livello internazionale, tra l'altro riconosciuto dalla stessa Fondazione Fontana che ha fornito ai due autori le informazioni necessarie per la sua realizzazione. Inoltre Sergio Tosi affermò che Fontana avrebbe desiderato creare un multiplo di quel genere affinchè ogni italiano ne potesse avere uno come il frigorifero.... Insomma, che Fontana abbia fatto qualcosa oppure no, il punto a mio avviso è che anche questo esemplare un mercato ce l'ha e non è tanto in discussione la bellezza, rarità e qualità dell'opera, bensì il nome e basta. In fondo lo sappiano tutti che di bello in un taglio o in un buco c'è poco o nulla. La gente ancora oggi diffida molto su Fontana e nell'arte contemporanea in generale. Io credo che ciò che fa bello questo o quello si nasconda essenzialmente nel prezzo che si è disposti a pagare per possedere qualcosa. Fontana costa tanto? E allora Fontana è interessante. Lei ha messo in dubbio l'intenzione che Fontana avesse di realizzare quel multiplo? Ebbene la medesima perplessità l'ho avuta anche io. E sa perchè? Perchè il libro che accompagna l'opera riporta anche la data di morte dell'artista. Quindi mi sono detto: ma allora è quello che si dice un d'après ?! Credo proprio sia così... Tuttavia credo anche che il pezzo in questione venga e verrà considerato ancora per molto tempo e che le sue aggiudicazioni non scenderanno, anzi... E mi chiedo inoltre una cosa: Cosa ne sappiamo noi se tra cento o duecento anni si ricorderanno ancora del secolo ventesimo? Di certo, per quanto io ami l'arte contemporanea e non solo per il suo valore commerciale, son convinto che essa sia gran poca cosa rispetto a quella dei secoli che l'hanno preceduta. Fatico enormemente a pensare che un Michelangelo o un Caravaggio vengano dimenticati; un pò meno Fontana, Castellani; Bonalumi & C.... Considerando la difficoltà nel rispondermi.... ne riparleremo tra due o trecento anni.... Che ne dice? Avrà tempo?.... Arrivederci.
Nel 1968, dopo la morte di Fontana avvenuta nel medesimo anno, due editori, Sergio Tosi (Milano) e Gustavo Gili (Barcellona), hanno realizzato un libro su di lui che come contenitore aveva l'oggetto in discussione: una termofusione in plastica di dimensioni 29,5x29,5 cm con un taglio che riprende uno dei segni caratteristici di Fontana. Ciascuna delle due edizioni è di tiratura non certificata, ma sicuramente superiore ai 2000 esemplari. I contenitori sono assolutamente identici, ne esistono di rossi e di bianchi, non hanno alcuna firma o numerazione (d'altronde, sono dei semplici contenitori di un libro) e vengono venduti come multiplo di Fontana (senza alcuna evidenza certificata anche solo della volontà di Fontana di realizzarlo). Se i due editori si siano rivolti allo stesso fornitore non è dato di sapere. In questo momento ce ne sono in vendita 3 esemplari su Artprice al prezzo di circa 3000 euro. Fino a pochissimi anni fa i libri, con il relativo contenitore, si potevano comperare nelle librerie d'arte e nei bookshops dei musei intorno ai 100 euro. Questi contenitori non possono assolutamente essere definiti multipli di Lucio Fontana, ma semplici oggetti realizzati alla moda di Lucio Fontana. Se dovessi attribuirgli un valore affettivo direi non più di 300 euro. Se avessi 3000-4000 euro da investire in un'opera di Fontana comprerei una delle acqueforti acquetinte della 2RC, firmate e numerate da Fontana, con tiratura certificata di 80 copie più pda.
Ringrazio per la Sua risposta, confermando le indicazioni che mi ha fornito. Tuttavia, prima di procedere al mio acquisto avvenuto nel 2007, contattai personalmente la Fondazione milanese la quale mi confermò la volontà (risalente forse al 1965) di Lucio Fontana di creare un multiplo con un solo taglio e medesima dimensione, così che tutti potessero "permettersi" di avere in casa un Concetto Spaziale. Tale volontà viene riportata anche in una dichiarazione al riguardo rilasciata da Sergio Tosi. Ora, poiché Lei come il mondo in genere si affida alle dichiarazioni rilasciate da Mauri e Colombo circa la tiratura del libro/oggetto; ritengo conseguentemente logico, che ci piaccia o no, affidarsi alle parole di Sergio Tosi per individuare almeno la volontà dell'artista di creare un giorno quell'oggetto. Non le pare? Leggenda o meno, prove oggettive o semplici dichiarazioni di seconda mano, altro non ci resta. Se è vero che Fontana non fece nulla per creare quella scultura in PVC ma eventualmente si limitò a pensarla, il mercato, gli amanti dell'arte o tutti quanti assieme, l'hanno accettata e ricondotta quale opera di Fontana e per questo disposti a pagarla molto. Ricordo inoltre che a una mia obiezione circa l'assenza di numerazione e firma, la signora della Fondazione (non ricordo il suo nome) si risentì un poco... mi fece insomma intendere che nessuno più di loro potevano essere in grado di dare una risposta certa ed esaustiva. Inoltre, e questo mi fece riflettere un poco, mi disse che se l'oggetto in questione fosse stato di dubbia attribuzione o legittima provenienza, la Fondazione avrebbe intentato causa a chiunque avesse commercializzato un falso o alla maniera di... Che dire? Io all'epoca pagai il mio esemplare 800 euro. Ad oggi credo di poter affermare di aver fatto un affare che senza voler fare "affari", lo tengo appeso impreziosito da una bella cornice e devo dirlo, la sua bella figura comunque lo fa. Saluti cari...
La questione non è se l'oggetto sia bello o se sia un affare acquistarlo a certi prezzi (si ricordi comunque che i mercanti fanno affari, i collezionisti validano culturalmente). La questione è lo scorretto modo di vendere un oggetto come se, invece di un semplice contenitore di un libro, fosse un multiplo di Fontana, equivocando maliziosamente sui termini, inducendo i collezionisti in errore e stravolgendo la correttezza di mercato.
L'annosa questione se copertine di libri e manifesti possano considerarsi opere seriali d'autore
Colgo l'occasione per porle un quesito che mi arrovella da tempo. Ho acquistato (a caro prezzo) una copia del romanzo "Obsoleto" di Vincenzo Agnetti del 1968 edito da Vanni Scheiwiller di Milano a 1000 esemplari (il mio è il N.13). La copertina è una estroflessione di Enrico Castellani. Trattandosi di copie numerate perchè l'opera di Castellani non è inclusa nella raccolta "Enrico castellani - Opera Grafica 1960-1995" edito da Corraini ? A parer suo non si tratta anche questa di un'opera multipla di Castellani, peraltro del '68 e a corredo di una importante opera di Vincenzo Agnetti ? La saluto cordialmente.
L'opera che lei ha acquistato come copertina di Obsoleto, libro che non conosco, investe un problema di mercato ricorrente. A mio avviso, al di là che la firma e/o la numerazione siano apposte sull'opera e al di là della tecnica di esecuzione (offset, calcografia, fotografia) ciò che rende una stampa un'opera "moltiplicata" è l'intenzione da parte dell'artista di realizzarla come tale, cioè come opera seriale, e questo deve essere dichiarato e rintracciabile nel libro, sulla stampa o in un certificato. Nel suo caso, il fatto che la copertina di un libro a tiratura limitata, anche se realizzata con tecniche calcografiche, sia da considerarsi un'opera seriale di Castellani deve essere riportato nel libro e sottoscritto dall'artista, altrimenti è e rimane la raffinata copertina di un libro di cui ci sono 1000 esemplari. A suo conforto, comunque, le segnalo che in questo momento vengono aggiudicati in asta anche a 4000 / 8000 euro, come opere multiple di Fontana non firmate e non numerate, i contenitori stampati in plastica (rossa o bianca) di un libro edito dopo la morte di Fontana in non meno di 2000 esemplari. Pensi che le più belle acqueforti acquatinte con strappi di Fontana della 2RC, le più belle opere seriali mai realizzate, passano di mano a quel prezzo! Certo il tempo sistemerà la questione lasciando il cerino acceso in mano agli sprovveduti.
E il Manzoni va
Questo link dovrebbe consentirle di vedere alcune foto di lavori grafici che mi sono stati richiesti, quelli di cui vorrei conoscere qualche dettaglio in più sono la Cartella MILANO 72 (completa) e il Manzoni.
Secondo i 2 cataloghi generali ragionati dell'opera di Piero Manzoni, ovvero Celant edito da Prearo del 1975/1989 e Battino-Palazzoli edito da Scheiwiller del 1991, Manzoni ha realizzato solamente 9 fogli di grafica seriale: · - Impronta Sughero allegata al volume La lune en rodage, Editions Panderma, Carl Lazlo (Basilea 1960), impressione su carta vellutata, non numerata e tirata in 150 + 65 esemplari firmati e datati, dimensioni 22 X 17. · - 8 serigrafie su carta contenute nella cartella 8 Tavole di Accertamento Edizioni Scheiwiller del 1962 e realizzate da Manzoni tra il 1958 e il 1962, tirate in 60 esemplari firmati, datati e numerati, dimensioni 50 X 35. Tra queste 8 vi è Linea del 1959 che sembra assomigliare alla sua, ma non tornano la forma della linea, la numerazione, il timbro a secco e le dimensioni. Trattandosi di un artista storicizzato e ben catalogato, è assolutamente inverosimile che possa esserci un'opera non catalogata. Prendo nota della sua segnalazione che l'opera è riportata nel nuovo catalogo di Celant edito da Skira realizzato su incarico della Fondazione Manzoni nel 2004 e che riporta la dizione "Linea, 1959, 66 x 46, inchiostro su carta. Di questa linea l'artista ha autorizzato una fotolitografia (tiratura esemplari 150)". Ritengo si tratti di una riproduzione postuma, di un'opera singola di Manzoni, quindi un manifesto in 150 esemplari, dove per "l'artista" debba intendersi gli eredi. 2 fogli simili al suo sono stati aggiudicati in asta nel 2010 a 1.100 e 1.200 euro, ma è la prima ed unica volta che sono apparsi. Segnalo anche l'esistenza sul mercato di una incredibile fotolitografia di merda d'artista, firmata (da chi ?) e numerata, in cui la scatoletta è talmente arrugginita da denunciare implacabilmente di come la fotografia sia recentissima.
Il multiplo di Cattelan della squadra di calcio A.C. Forniture Sud
Buongiorno, vi scrivo in quanto ho ricevuto tempo fa la mail per eventuali segnalazioni da fare. Io ho un multiplo di Maurizio Cattelan A.C. FORNITURE SUD TORNEO LIBERI E FORTI 1990-91
espositore stampato in mille copie per l'operazione "Sponsor" di Maurizio Cattelan. In questo momento sono sfornito dell'immagine digitale, appena posso invierò il file. Cordiali saluti.
Buongiorno, ecco le immagini del multiplo di Maurizio Cattelan. Provenienza Galleria (omissis). Per le immagini ad alta risoluzione potrei fare un invio con we transfer in modo da non bloccare la ricezione della vostra mail box. Attendo vostre. Cordiali saluti.
Ho esaminato le immagini che mi ha inviato e sono rimasto molto perplesso. L'edizione della ESSEGI di A.C. Forniture Sud è di 1000 esemplari. 75 di questi 1000 sono stati assemblati in un multiplo contenuto in una scatola di Plexiglass insieme ad un fischietto da arbitro. I 75 multipli sono stati numerati : 50 con il loro numero progressivo da 1/50 a 50/50 e 15 da I/XV a XV/XV e firmati a matita ed inoltre è stato apposto il timbrino a secco di Cattelan. Non sono a conoscenza di altri multipli firmati a penna e senza numerazione. Confrontando bene anche la firma con quelle apposte su varie opere da Cattelan, ritengo che si tratti di un assemblaggio successivo (del resto la stampa offset non assemblata e senza numerazione vale 800 Euro mentre il multiplo edito in 75 esemplari ne vale 8.000).
Primi lavori di Maurizio Cattelan a Forli' ... il loro valore di mercato
Salve, non ci conosciamo e mi scuso in anticipo se reco disturbo con questa email. Negli anni 80 Maurizio Cattelan giunse a Forlì (la mia città) e conobbe alcuni artisti locali, fra i quali mio fratello, il quale lo ospitò per diversi anni nel suo laboratorio mettendogli a disposizione tutte le proprie attrezzature nonché la voglia di condividere la passione per l'arte con un nuovo collega che veniva da fuori. Non mi dilungo oltre perché la storia ormai la conosciamo tutti, fatto sta, che, quando Maurizio se ne andò a Milano prima, e a New York poi, lasciò "in regalo" a mio fratello alcune opere, prototipi, prove, che sono qui a sottoporvi. Distinti saluti.
Le opere seriali e le stampe di Cattelan hanno il problema che molte, sopratutto quelle a cavallo del 1990, hanno tiratura incerta, non certificata e firmate, datate, numerate in maniera diversa per la stessa opera (tipico il caso di Gratis del 1987 dove esistono fogli firmati e numerati, fogli solo firmati a volte spacciati come opere uniche, fogli senza alcuna apposizione).
certificate con firma e numerazione dell'edizione vengono aggiudicati intorno ai 1.500 euro sia che si tratti di stampe offset, fotografiche e litografie / serigrafie (come Bregenz del 2008, Picasso del 1998, Senza Titolo del 2000, Stefano Tutolo : scrivere non è il mio mestiere del 1991, Gratis del 1987) o intorno agli 8.000 - 12.000 euro nel caso di multipli sempre di edizione certificata, firmata e numerata (come Souvenir di Milano del 1994 e A.C. Forniture Sud del 1991). Nel caso di stampe di edizioni firmate ma non numerate (come Marcire non Marciare del 1992) intorno agli 800 euro. Nel caso di opere grafiche effettivamente uniche, certificate come tali e non spacciate a volte come tali mentre si tratta in realtà di stampe offset non numerate e solo firmate, dipende dalla qualità e dimensione ("Fare la Lotta di Classe è pericoloso" del 1991 vale 14.000 euro).
Un manifesto di una mostra di Cattelan firmato dall'autore è un multiplo d'artista ?
Spett.Le Collezione PERUZZI, Vi disturbo perché avrei bisogno di un vostro parere data l' esperienza e la competenza che vi distingue. Un privato mi ha proposto l' acquisto di un lavoro di Maurizio Cattelan. Quando Maurizio Cattelan viveva a Forlì ( metà anni '80 ) organizzo una Mostra e fece stampare dei Manifesti per reclamizzarla dalle dimensioni di circa 50 X 70 cm. Alcuni Manifesti li firmo anche a mano, altri no, ma tutti riportavano un timbrino ( a forma di scorpione ) che era un suo modo di firmare di allora. Mi chiedo quindi, se pur essendo “solo” timbrato e non firmato si può considerare il Manifesto come “Multiplo d’Autore” ??? Concludo segnalando il PERFETTO stato di conservazione del Manifesto ( lungimirante è stato chi c’è l’ha e… ) Non vi disturbo per questioni di prezzo e stima del quadro, ma per sapere dall' alto della vostra esperienza se tale lavoro si deve considerare come un multiplo d' Autore oppure se sia "semplicemente" un Manifesto o similare. Certo di una vostra cortese risposta, colgo l' occasione per complimentarmi per il Lavoro da voi svolto e porgervi i miei più cordiali saluti.
La questione è interessante. Trattandosi di un manifesto, anche se firmato (lo scorpioncino non lo ho mai visto), rimane un manifesto. Ciò che può definire una stampa offset un'opera d'arte è l'intenzione dell'artista di crearla (nel suo caso si voleva solo fare un manifesto). Il carattere aggiuntivo, che ne determina il valore, è se sia numerato e/o firmato. In questo caso si può definire l'opera un multiplo. Cattelan ha realizzato alcune opere con la tecnica della stampa offset: alcune solo firmate (quindi dalla tiratura incerta), altre numerate e firmate. Il valore attuale di mercato è nel primo caso poche centinaia di euro e nel secondo caso poche migliaia di euro. Ritengo che nel caso descritto il foglio si debba definire un semplice manifesto dal valore affettivo e testimoniale.
Gentilissimo Sig. Peruzzi, incuriosito dal suo interesse, ho voluto sottoporre la domanda anche a Giancarlo Politi direttore di Flash Art e molto amico di Cattelan. Stranamente il quesito è stato subito girato dal gentilissimo Giancarlo Politi direttamente a Cattelan, e poi di nuovo a me.
Maurizio Cattelan ha risposto:
Caro Giancarlo, la cosa migliore è sempre fare lavorare le Gallerie !
Cattelan, come immaginavo non ha quindi né confermato ma nemmeno smentito la paternità del Lavoro. Dico Lavoro e non Manifesto perché sono certo che Cattelan non ha mai fatto niente "non di proposito o con un fine". Ma la cosa interessante che le chiedo è questa, avere un Lavoro con la firma applicata con timbro "a forma di scorpione" non è quindi una rarità nella produzione di Cattelan se nemmeno Politi ne conosceva l'esistenza ? Scusi se l'annoio con questa forse banale discussione, ma mi piacerebbe collezionare un Lavoro di Cattelan seppur di poco valore ma Autentico.
Sono piacevolmente sorpreso che Politi abbia trovato la questione interessante. Rimango del mio parere: un manifesto realizzato per propagandare una mostra è e rimane un manifesto proprio perché l'intenzione dell'artista o, meglio, del suo gallerista era quella; quanto poi il fatto che come omaggio agli intervenuti alla vernice sia stato apposto uno scorpioncino ad alcune copie del manifesto non fa diventare quei fogli un lavoro multiplo di autore di Cattelan. La ringrazio per aver sollevato l'interessante questione.
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